Blog sulla digitalizzazione dell’impresa italiana

Storia del marchio Amazon

Prima di diventare il colosso dell’e-commerce che tutti conosciamo, Amazon era una libreria online, fondata nel 1994 da Jeff Bezos, il quale, prima di diventare il secondo uomo più ricco del mondo dopo Elon Musk, con un patrimonio di 188 miliardi di dollari, lavorava presso la De Shaw & Co, nota società finanziaria di hedge funds.

Le origini di Amazon

Il 5 luglio 1994, Jeff Bezos avviò il suo progetto vincente presso il garage della sua abitazione di Seattle. Inizialmente, però, si chiamava Cadabra.com. Nel corso di un viaggio fatto in fuoristrada tra New York e Seattle, l’imprenditore statunitense redasse il business plan: nel primo quinquennio, l’idea di base non prevedeva la realizzazione di profitti. Le cose, però, andarono diversamente rispetto a quanto messo nero su bianco.
In primo luogo, nel 1995, il nome della internet company cambiò in Amazon.com, dietro suggerimento dell’ex legale Todd Tarbert: l’ispirazione fu data dal Rio delle Amazzoni, a cui si ispira anche il logo del brand.
Il vantaggio competitivo di Amazon.com risiedeva nell’offrire molti più titoli rispetto a quanto potessero garantire le ditte specializzate nella vendita per corrispondenza e i numerosi negozi di libri. Nel giro di pochi anni, il catalogo venne ampliato: non solo libri, ma anche DVD, macchine fotografiche, videogame ed elettrodomestici. E da lì, step by step, la gamma i articoli venuti sulla piattaforma si è ampliata al punto che oggi sono più di 500 milioni gli articoli differenti messi in commercio.
Verso la fine degli Anni ’90, la crescita i Amazon fu più lenta rispetto ai suoi competitor, tanto è vero che tra gli azionisti di punta iniziò a serpeggiare un certo scetticismo. Tuttavia, le cose cambiarono nel momento in cui scoppiò la bolla delle dot.com.
Numerose realtà imprenditoriali di successo fallirono, mentre Amazon riuscì a sopravvivere. Nel quarto trimestre del 2002, ottenne 5 milioni di dollari i profitto e da lì chiuse sempre in attivo, entrando nell’indice S&P 500 il 21 novembre del 2005.

La crescita di Amazon

L’espansione del portale di e-commerce fu davvero rapida. Di mese in mese, infatti, apparivano nuove sezioni per svariate tipologie di articoli. Novità molto apprezzata agli utenti fu quella di permettere loro di postare le recensioni relative ai prodotti acquistati.
Altra rivoluzione fu quella delle affiliazioni che iniziò a giocare con il passare degli anni un ruolo determinante nelle vendite. I blogger e i webmaster potevano indirizzare i loro lettori all’acquisto di prodotti pubblicati su Amazon, incassando commissioni importanti. Già nel 2003, Amazon poteva contare su oltre mezzo milione di affiliati. Poi, come tutte le idee vincenti, numerosi portali di commercio elettronico imitarono alla perfezione la suddetta strategia.
Nel processo di crescita di Amazon, però, un ruolo determinante spettò anche alle acquisizioni: ad esempio, quella dell’aprile del 1998, fece molto discutere. Amazon acquisì IMDb (Internet Movie Database): sì scatenò un putiferio, poiché si trattava di un sito web di dominio pubblico, caratterizzato per la sua natura no profit.
Altre acquisizioni determinanti avvennero tre mesi dopo con PlanetAll e Junglee.com. I dipendenti di queste due società, il cui core business risiedeva nei calendari basati sul web e nel data mining con XML, progettarono importanti servizi nel corso degli anni, come ad esempio Auctions, Marketplace, Purchase Circles e Friends & Favorites.
Altre acquisizioni degne di nota si ebbero nel 1999 con Alexa Internet, Accept.com ed Exchange.com, nel 2004 con Joyo.com, portale di e-commerce cinese, e a9.com, risorsa focalizzata sugli algoritmi di ricerca, e nel 2005 con BookSurge, realtà imprenditoriale nel campo del print on demand.
Sempre in quest’anno, ci fu il debutto di Amazon Prime, servizio a pagamento che consentiva di beneficiare su determinati prodotti della consegna gratuita, effettuata in un sol giorno.

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Amazon debutta in Italia

La crescita di Amazon fu regolare anno dopo anno. Era oramai divenuto un colosso nel campo del commercio elettronico. Per l’avvento in Italia, bisognò però attendere il 23 novembre 2010.

Consegne veloci

Bezos, come imprenditore, si dimostrò in quegli anni davvero lungimirante. Fu tra i primi a comprendere quanto fossero importanti le consegne veloci, vero e proprio tallone d’Achille di numerosi portali specializzati nella vendita online. A inizio 2014, infatti, venne attivata la spedizione serale: se un utente avesse ordinato il pacco entro mezzogiorno, avrebbe avuto la possibilità di vederselo recapitare entro le 21 dello stesso giorno.
E nel luglio del 2015, Amazon puntò su un rivoluzionare modello di consegna delle merci: i droni. L’asticella venne tenuta verso l’alto con consegne effettuate in appena trenta minuti mediante droni, appunto. Questi ultimi, da notare, che non sono controllati dall’uomo. Negli Stati Uniti d’America e in Europa ci sono state importanti discussioni circa la loro pericolosità, ma a quanto pare le consegne portate a termine puntualmente hanno smentito ogni sorta di critica.

Gli anni della pandemia

Con l’avvento della pandemia, il modo di fare acquisti è totalmente cambiato. Amazon, però, poteva contare su un modello di business decisamente consolidato. Ragion per cui non ha dovuto effettuare cambiamenti drastici alla propria filosofia aziendale. La crescita dell’utile netto e del fatturato negli ultimi anni è stata davvero importante, al punto che la sua posizione di leadership nel ramo dell’e-commerce si è decisamente rafforzata.

Amazon e un logo di successo

Insomma, quella di Amazon è di sicuro una storia di successo. Chiaramente, anche il logo ha giocato un ruolo di cruciale importanza al riguardo. La riconoscibilità del brand Amazon.com è data dalla scritta accompagnata dalla freccia arancione che ha fatto breccia nell’immaginario collettivo. Di cambi del logo, però, ce ne sono stati vari, anche se non radicali.
Il significato, però, va interpretato e non è così intuitivo come il logo: la freccia curva, di colore arancione, di primo acchito potrebbe sembrare un sorriso. Quello che il cliente deve avere dopo aver concluso la sua esperienza di acquisto sul portale più rinomato nel mondo delle vendite online. La freccia, in verità, passa dalla lettera A alla lettera Z. Questo vuol dire che nel momento in cui l’utente si collega ad Amazon, può davvero trovare di tutto.

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I loghi precedenti

I loghi precedenti, però, non esprimevano un significato profondo come quello attuale. D’altronde, la società è andata incontro a importanti cambiamenti.
Tutti ricorderanno il primo logo di Amazon. Protagonista era la lettera A, nera e grassettata, al centro con una strada, dove compariva il nome per intero dell’azienda, nella parte inferiore. La scritta presentava dimensioni ridotte. Il significato verteva sull’intenzione di imboccare la strada del commercio elettronico, alle prime armi a metà degli anni ’90.
Il secondo cambiamento si registrò nel 1997: la scritta-disegno venne rimpiazzata. Il Colosso di Seattle preferì puntare sul nome esteso dell’azienda. Compare per la prima volta la dicitura Amazon.com, accompagnata dallo slogan che la qualificava come la libreria più grande della Terra, vale a dire “Earth’s biggest bookstore”. I colori erano gli stessi del logo attuale. La differenza risiedeva nel font, illo tempore leggermente snellito.
Nel momento in cui Amazon allargò la gamma di prodotti, uscendo dai confini della libreria più grande della Terra, anche il logo dovette inevitabilmente cambiare. Da lì il debutto della curva arancione che, però, non era ancora una freccia. Lo slogan di riferimento era “Books, music & more”.
Amazon rappresenta una storia di successo nel mondo del business e un logo realizzato a regola d’arte non poteva che essere la conseguenza di traguardi così importanti, come quelli raggiunti da Jeff Bezos.

 

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